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I 90 anni della famiglia d’arte Mancuso. Le iniziative al teatro Carlo Magno

A partire da oggi 20 dicembre e poi il 22, 23, 26 e 29 dicembre alle 17,30 al Teatro Stabile di pupi siciliani Carlo Magno si terrà lo spettacolo “La nascita di Orlandino”, tratto da antichi canovacci con libero adattamento scenico e regia di Enzo MancusoSi tratta di uno degli appuntamenti in calendario per festeggiare i 90 anni di carriera della famiglia d’arte Mancuso, presentati questa mattina al piccolo  Teatro Carlo Magno (via Collegio di Santa Maria al Borgo,17) al Borgo Vecchio. Una lunga storia d’arte e passione, quella della famiglia Mancuso, iniziata nel 1928 e ricordata anche con un video tributo a Nino Mancuso, papà di Enzo.

Già, perché l’amore e il rispetto delle tradizioni popolari nella famiglia Mancuso si tramandano di generazione in generazione. Prima il nonno di Enzo, Nino Mancuso, poi il padre, Nino anche lui. Insieme a loro e allo zio Pino Mancuso, Enzo ha conosciuto, imparato e amato con tutto se stesso il mondo dei pupi e delle tradizioni siciliane che ora prova a trasmettere ai suoi figli. Questa mattina il suo racconto emozionato nel corso di una conferenza stampa a cui hanno preso parte anche l’assessore alla Cultura, Andrea Cusumano; il consigliere comunale Giulio Cusumano e il professore Ignazio Buttitta.  “Tutto ebbe inizio con il maestro Francesco Sclafani che insegnò l’arte a mio nonno – racconta Enzo Mancuso – Dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, al cinema Archimede fu creato il primo teatro tenda dove si tenevano i vecchi spettacoli dei pupi a puntate. Ogni sera c’era un episodio diverso. Si andava a raccontare le storie della nostra tradizione in tutti io quartieri e anche in altri comuni”.

I primi pupi armati sono esposti oggi al museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino. Nel 2003 con Enzo, arriva la licenza per aprire il Teatro Stabile dei Pupi a Palermo al Borgo vecchio. “Il quartiere dove sono cresciuto e dove sempre ha vissuto la mia famiglia – racconta Enzo Mancuso, confessando di sentirsi addosso la responsabilità di salvaguardare quest’ arte. “Per questo – aggiunge – faccio lo spettacolo ancora come si faceva una volta, senza amplificatori, utilizzando ancora il pianino”. “L’opera dei pupi nella sua semplicità e nella sua tradizione è un grande contenitore di arti – dice l’assessore alla Cultura, Andrea Cusumano – racchiude in sé la pittura scenica, i costumi, la musica, la recitazione. È un’opera d’arte complessa che racconta la storia del sud Italia e della Sicilia in particolare. Mancuso è una persona straordinaria che vive la sua arte con passione mantenendo umiltà e dolcezza”.  “Perché quest’arte possa continuare ad esistere – dice Ignazio Buttitta – occorre dare continuità a percorsi di formazione che trasmettano ai giovani segreti e abilità di un’arte popolare che ha ancora tanto da offrire”. Enzo ha ereditato tutto questo dalla sua famiglia e ora vuole trasmettere i suoi valori alle nuove generazioni. A rimarcare l’importanza della posizione del Teatro, è il consigliere Giulio Cusumano: “Mancuso non ha mai abbandonato le tradizioni e non ha mai abbandonato Borgo Vecchio che ha nel teatro Carlo Magno un presidio culturale, l’unico da sempre”.

“La nascita di Orlandino” rievoca le festività natalizie. Anche Orlando, come Gesù Bambino, nasce in una grotta. La storia, adatta ad un pubblico eterogeneo di grandi e bambini, racconta le disavventure di  Berta e Milone (genitori di Orlandino) banditi dall’Imperatore Carlo e costretti a fuggire da Parigi. I due fuggitivi, durante la fuga da Parigi,  nel bosco incontrano e liberano dalle mani di due ladroni  la principessa Galisena e decidono insieme di seguire lo stesso cammino. Nel frattempo a Carlo Magno, in preda alla disperazione per l’affronto subito,  appare in visione un angelo che lo informa della gravidanza della sorella e del fatto che il bambino che porta in grembo diventerà la bandiera della cristianità. Così l’imperatore decide di risparmiare la vita ai due amanti e di limitarsi a bandirli dalla Francia. Lontano da Parigi,  i due fuggitivi si imbarcano in una nave ma il comandante Raimondo invaghitosi di Berta decide di rapirla. Milone viene assalito dai marinai che vengono prontamente uccisi ma in seguito ad una tempesta furiosa, Milone,  Berta e Galisena per salvarsi si buttavano dalla nave. Berta riesce a salvarsi e non avendo più notizie degli altri compagni di viaggio prosegue disperata il suo cammino e nel bosco incontra prima un pecoraio e successivamente la compagna Galisena che gli confida che ormai è vicina la nascita del figlioletto. Sono attimi di tensione per il vecchio pecoraio, l’attesa è snervante fino a quando si sentono le voci di pianto di un bambino: è nato Orlandino.